Luoghi di transizione, 'eterotopie' e 'non-luoghi' – osservazioni sulla rappresentazione letteraria della stazione

Název: Luoghi di transizione, 'eterotopie' e 'non-luoghi' – osservazioni sulla rappresentazione letteraria della stazione
Variantní název
Spaces of transition, 'heterotopias' and 'non-spaces' – a study on the literary representation of the train station
Zdrojový dokument: Études romanes de Brno. 2016, roč. 37, č. 2, s. 44-56
Rozsah
44-56
  • ISSN
    1803-7399 (print)
    2336-4416 (online)
Type: Článek
Jazyk
italsky
Licence: Neurčená licence
Abstrakt(y)
L'articolo è dedicato all'analisi della rappresentazione della stazione ferroviaria nella "letteratura migrante" contemporanea, che ha saputo raccontare le metropoli italiane e i suoi landmarks con sguardo decentrato e spesso fortemente critico. Il percorso proposto si articola in quattro tappe e comprende due scrittori appartenenti al canone letterario nazionale, Carlo Emilio Gadda e Italo Svevo, e due scrittrici "migranti", Igiaba Scego, italiana di origini somale, e Anna Belozorovitch, proveniente dalla Russia. Attraverso un'analisi comparativa si cercherà di rispondere alle seguenti domande: come è cambiata la funzione letteraria della stazione? C'è una continuità nelle strutture semantiche e metaforiche della stazione tra la letteratura del primo Novecento e quella degli ultimi decenni? Quanto influiscono gli autori del canone sulla cosiddetta letteratura della migrazione? E quanto le nuove teorie dello spazio, tra cui quelle di Marc Augé (non-lieux) e Michel Foucault (hétérotopies)?
The study intends to analyse some literary representations of the train station in the contemporary literature written in Italian by immigrants. They have depicted some of the Italian cities and their landmarks in a quite critical way from a decentralised point of view. The study is structured into four parts and treats two canonical Italian writers, Carlo Emilio Gadda and Italo Svevo, and two "migrant" writers, Igiaba Scego, an Italian with Somali roots, and the Russian Anna Belozorovitch. Through a comparative approach, I will try to answer the following questions: How did the literary function of the station diachronically change? Is there a continuity in the semantical and metaphorical structures of the train station in the literature from the early 20th century to the present? Are there any influences on the so-called migrant writers by the canonical writers? And to what extent do the new space theories, such as the non-space (Marc Augé) and the heterotopia (Michel Foucault), affect the migrant literature?
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